Quale futuro per la scuola sarda?

“Un progetto di salute pubblica per la qualità dell’insegnamento”. Con questa formula piuttosto impegnativa, il presidente della Regione Renato Soru, nel corso della presentazione delle misure adottate dalla Giunta Regionale contro la dispersione scolastica, ha evidenziato la priorità delle politiche per l’istruzione nell’agenda politica regionale.

Soru ha auspicato la convergenza di istituzioni e operatori del settore per l’individuazione dei punti nodali attraverso i quali risolvere i problemi della scuola sarda. In questo contesto è stata annunciata la convocazione, per l’8 ottobre prossimo, degli stati generali della scuola, atto iniziale del percorso da cui dovrà nascere il Piano Triennale dell’Istruzione.

La situazione della scuola in Sardegna non è certo rosea. Come ha evidenziato il nuovo assessore alla Pubblica Istruzione Maria Antonietta Mongiu, dai dati raccolti dagli uffici regionali emerge l’esistenza di situazioni di emergenza piuttosto gravi, in particolare per quanto riguarda i fenomeni del pendolarismo (particolarmente rilevante nella scuola secondaria superiore) e della dispersione scolastica.

E’ pertanto necessaria, ha osservato la Mongiu, la predisposizione di un progetto integrato in grado di coinvolgere famiglie, istituzioni e scuole, al fine di aggredire alle radici i punti critici del sistema scolastico regionale. Peraltro, aggiungiamo noi, è proprio questo ciò che emerge dai migliori progetti prodotti a livello locale. Laddove si è riusciti a sviluppare la cultura della “rete”, promuovendo feconde collaborazioni tra scuola e società, i risultati sono arrivati. Allorquando invece si è peccato di eccessivo protagonismo da parte di uno qualsiasi degli attori, allora gli esiti sono stati sicuramente insufficienti.

Qualche dato può aiutarci a capire meglio quanto quello della scuola sia davvero un universo che dovrebbe effettivamente diventare fulcro delle politiche di sviluppo di tutte le maggioranze chiamate a governare.

Intanto la vastità del fenomeno: su un totale complessivo di 1.655.677 abitanti in Sardegna, sono ben 243.816 gli alunni in età scolare (40.818 tra i 3 e i 5 anni, 69.352 tra i 6 e i 10 anni, 46.292 tra gli 11 e i 13 anni, 87.354 tra i 14 e i 18 anni). Nel 2006 sono state censite 524 scuole dell’infanzia (per 1.360 sezioni e 29.014 alunni), 563 scuole primarie (per 4.055 classi e 69.373 alunni), 339 scuole secondarie di primo grado (per 2.500 classi e 47.543 alunni) e 208 scuole secondarie di secondo grado (per 4.169 classi e 94.395 alunni).

Il fenomeno del pendolarismo riguarda il 13,55% degli alunni della scuola dell’infanzia (con punte massime in provincia di Cagliari e Oristano, con oltre il 18%), l’11,45 degli alunni della scuola primaria (con picco ancora ad Oristano e Cagliari, poco sotto il 18%), il 15,12% alle scuola secondaria di primo grado (quasi il 24% ad Oristano) e ben il 71,33% alla scuola secondaria di primo grado (dati elevati in tutte le Province).

Molto interessanti anche i dati relativi all’insuccesso scolastico: nel 2004/2005 veniva respinto l’1,02% degli alunni della scuola primaria, il 6,48% alla secondaria di primo grado, il 24,48% alla scuola secondaria di secondo grado (con un altro 36% promosso con debito).

Non sono invece disponibili dati completi riferiti al fenomeno della dispersione. Quello che è certo è che la dispersione si manifesta in particolare tra gli studenti della scuola secondaria di primo grado, con cifre così alte da portare la nostra isola su percentuali molto elevate (in alcuni casi sopra il 20%), ben lontani dagli obiettivi di Lisbona, ossia dagli standard che sono stati fissati a livello europeo.

“Stiamo lavorando per capire se il modello del campus, dotato di mensa e programmi di supporto allo studio e alle attività sportive, ovvero del tempo pieno e tempo prolungato, possa incidere sulle percentuali dei successi scolastici dei nostri ragazzi”, ha detto Soru. Nel frattempo sono stati finanziati, con oltre 14 milioni di euro, ottantacinque progetti che prevedono, su tutto il territorio regionale, interventi strutturali capaci di incidere sulla didattica e sui servizi offerti dalle istituzioni scolastiche. In particolare, si tratta di interventi innovativi finalizzati allo sviluppo delle competenze trasversali di base (logica, matematica, teoria dell’argomentazione, “problem solving” ecc.), linguistiche e digitali, e di interventi rivolti al rinnovamento dei contenuti e delle metodologie dell’insegnamento delle discipline scientifiche, affinché risultino più attraenti per gli studenti.

Una seconda tranche di progetti (il 33%) riguarda invece i servizi di accoglienza, destinati agli studenti pendolari delle scuole d’istruzione secondaria superiore di secondo grado e l’ultima tranche (il 29%) riguarda l’attivazione di sportelli d’ascolto capaci di venire incontro alle difficoltà di diverso genere della popolazione studentesca.

Ma questo deve essere solo un punto di partenza. Occorrerà nei prossimi mesi verificare se l’impegno a porre la scuola al centro dell’azione politica è frutto di una seria presa di coscienza del problema o è soltanto una sterile dichiarazione di buoni intenti.

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