Lecce, la capitale della cultura salentina

Scopriamo qualcosa in più sulla città di Lecce, meta sempre più indiscussa del turismo nazionale ed estero e rinomata per essere la perla del barocco.

La piazza principale di Lecce è Piazza S. Oronzo, che una volta era chiamata “piazza dei mercanti”, perché qui due volte alla settimana c’era il mercato dove i commercianti si incontravano per le relazioni d’affari nei negozi e in piazza. Qui c’è il vecchio Palazzo di Giustizia (1577), che fu creato dai Gesuiti. Questi, infatti, hanno giocato un ruolo importante per la città di Lecce. Infatti, hanno fondato una scuola (una sorta di università) che è stata aperta fino al 1767, anno in cui l’ordine è stato espulso da Lecce. Fino al 1977, il palazzo fu sede del Palazzo di Giustizia.

La perla della piazza è l’Anfiteatro Romano, costruito nel I-II secolo, durante il regno di Traiano. Poi è rimasto coperto per secoli fino a quando nel 1905 non è stato portato alla luce dallo studioso Cosimo De Giorgi durante i lavori per la Banca d’Italia. Esso mostra l’importanza della civiltà romana a Lecce: qui infatti si svolgevano i giochi, le celebrazioni e le feste con scene di tori da combattimento e di animali esotici (elefanti, leoni, pantere e lupi). Probabilmente c’era un’altra fila di posti al di sopra della riga superiore che vediamo oggi, probabilmente con colonne e pilastri.

Vicino all’anfiteatro c’è un grande edificio a pianta quadrata con archi gotici sormontati da archi a tutto sesto che risale alla fine del XVI secolo ed è stato costruito da Pietro Mocenigo. Fino al XIX secolo fu sede del Municipio, poi fu trasformato in Ufficio del Turismo; ora è il luogo ideale per le mostre.

Il vero simbolo della piazza è la Colonna, costruita nel 1666 per ringraziare Sant’Oronzo che aveva salvato la città dalla peste nel 1656. La colonna di marmo è stata un regalo da parte della popolazione di Brindisi; la statua originale del Santo (che si vede sopra la colonna) è stata distrutta nel 1737 ed è stata poi ricostruita.
Non lontano da piazza S. Oronzo ci sono due splendidi esempi di barocco: la “Basilica di Santa Croce” e il “Palazzo dei Celestini”, un ordine religioso che aveva il monastero qui. I due edifici risalgono al XVI secolo. Lo stile della chiesa è esuberante senza esagerazione, la facciata è meravigliosa, con un bellissimo rosone circondato da angeli. Le parole non bastano per descrivere la bellezza di Santa Croce, ma certamente sarete affascinati di fronte ai leoni, ai draghi e agli angeli che tengono la balaustra. Quando si entra dentro, si respira un’atmosfera austera, con il soffitto in legno e le colonne lisce adornate con capitelli corinzi. Gli altari, nelle navate laterali, sono in puro stile barocco e alcuni di essi mostrano splendidi dipinti.

Non si può lasciare Lecce senza aver visitato il castello e la chiesa di San Matteo. Il castello del XVI secolo è stato costruito su una rocca preesistente da Gian Giacomo dell’Acaja. È possibile visitare le grandi sale del castello partecipando alle numerose mostre o agli eventi culturali, anche se l’edificio è ancora in fase di restauro. La Chiesa di San Matteo è quella che lo storico tedesco Gregorovious ha definito il Pantheon del barocco leccese, un superbo edificio con superfici curve e volumi forti. Si nota infatti una superficie concava nella parte superiore e una convessa sul fondo.

Vale la pena anche visitare Piazza Duomo con il campanile, la cattedrale, il palazzo vescovile e il vecchio Seminario. La piazza ha una particolarità: si tratta di un raro esempio di piazza chiusa in Italia. In passato, infatti, all’ingresso c’era un cancello di legno; questa porta veniva chiusa ogni sera per mantenere la vita religiosa separata dalla vita comune.

La facciata del Duomo è stata costruita nella seconda metà del XVII secolo per il vescovo Pappacoda (il cui sepolcrale monumento si trova all’interno della chiesa) per ingrandire la vecchia chiesa; l’ingresso principale si trova sul lato, accanto al Palazzo Vescovile. In effetti, la vecchia facciata non è così riccamente decorata e manca di solennità, è più composta e quasi austera.

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Foto copertina CC-BY-SA 3.0 di Montinar~commonswiki

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